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31 maggio 2011 / bommaraya

Roberto Vecchioni – 29 maggio 2011 Teatro Romano di Verona

Foto di Mattia Brunelli

di Mattia Brunelli

con la  collaborazione di Guglielmo Arrigoni


E’ un Roberto Vecchioni entusiasta quello che sale sul palco del Teatro Romano alle 21.15. Il professore sale in cattedra saltando, correndo su un palco piuttosto spoglio che sembra sottolineare che uno spettacolo non è sempre scenografia, laser e quant’altro, ma essenza. In questo caso una splendida voce, delle liriche vertiginose e cinque musicisti eccezionali.
L’inizio è rock. Inaspettatamente rock. Con Voglio una donna che squarcia in due la sera veronese. La band si amalgama subito con il cantautore milanese che alterna brani dell’ultimo album a quelli del suo repertorio pluridecennale. E’ uno spettacolo che non ti aspetti, quello di Vecchioni. Perchè artisti come lui potrebbero tranquillamente smetterla di scrivere dischi. Potrebbero andare in tour ogni anno, proponendo una scaletta di singoli. Invece il professore propone uno spettacolo fatto di canzoni a cui lui (cit. Vecchioni) ha dovuto dire un sonoro grazie.
Canzoni che parlano d’amore, di figli, di madri, di innamorati. Brani che non venivano suonati da anni ed anni. Poi certo, non mancano i suoi più grandi successi come l’immortale Sogna ragazzo sogna, la sognante Le lettere d’amore, Stranamore, Milady. La Sanremese Chiamami ancora amore riempie il teatro di emozione pura, col suo testo così pieno di speranza, e chiude la prima parte dello show. Uno show che dura poco più di due ore snocciolato in 23 canzoni che Vecchioni canta senza fermarsi mai nonostante i suoi 68 anni.
Uno spettacolo più che un concerto vero e proprio con le canzoni spesso intramezzate da parlati conrisvolti comici che riescono più volte a strappare risate al pubblico. Pubblico molto coinvolto che regala spesso applausi a scena aperta e sembra apprezzare molto la scelta delle canzoni.

Foto di Mattia Brunelli

Il Teatro Romano è sempre un signor teatro, ma quando il meteo ci regala una serata come quella di domenica 29 maggio, l’atmosfera si fa ancora più magica. Soprattutto quando il bis ci regala i pezzi storici del professor Vecchioni, ovvero Luci a San Siro e Samarcanda.
Solo due le note stonate della serata: la scelta più che discutibile di cantare O surdato nnammuratoin una città comeVerona, spesso tristemente legata a episodi di odio razziale e dei problemi di chitarra elettrica in uno dei brani più delicati del cantautore, ovvero Sogna ragazzo sogna. Una piccola nota da fanatico dei concerti quale sono. Adoro andare alla ricerca di quel foglio che ogni musicista sul palco tieni vicino ai suoi piedi con elencate le canzoni da eseguire. Foglio che in gergo si chiama setlist o, in italiano, scaletta.
Ebbene tra i bis della serata, avrebbe dovuto esserci un altra canzone simbolo di Vecchioni, El bandolero stanco. Canzone che misteriosamente non è stata eseguita. Peccato. E’ anche vero che le canzoni più belle di Vecchioni sono così tante che è praticamente impossibile pretendere di sentirle tutto in un solo show.

Organizzatore: Eventi!

Pubblico: ****

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