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23 marzo 2012 / bommaraya

Let’s get it on. (Sesso e parole nella musica leggera contemporanea) – II parte “Sex Machine”

di Gianmaria Vicenzoni

revisione ad opera di Valentina Tuppini

Jimi Hendrix, in un solo anno, incendiò tutto quello che ci fu prima. Lasciò terra bruciata al suo passaggio; tanto che, fino alla grande stagione del Punk, non vi fu più nessuno di così decisivo per le sorti del Rock. Non è esagerazione.

Prima di lui, il Jazz più snob (in primis la parte “Cool Jazz”) non riuscì mai ad avvicinarsi al mondo del Rock & Roll, del Rock e del Pop di quegli anni. Lo stesso Miles Davis (colui che cambiò non solo il Jazz, ma anche la figura dell’uomo nero all’interno del business dell’uomo bianco) deve molto della sua “svolta elettrica” a Hendrix. Si parlò anche di un disco insieme (poi Hendrix morì, e nulla accadde…).

Il rapporto sessuale tra Hendrix e la sua Strato è di quelli da pelle d’oca. Tutto il teatrino della sperimentazione progressive, gli allucinogeni del Rock psichedelico e le stronzate della “lunga estate dell’amore” trovano in Hendrix un messia inconsapevole. 

Nel giugno del 1967, dopo il primo grandissimo album, la Jimi Hendrix Experience si esibì al Monterey International Pop Festival. La band sapeva di poter dare il massimo in concerto. Di certo non sapevano che quella sera sarebbe entrata di diritto nella mia personalissima classifica delle 10 più grandi e importanti celebrazioni di Sacrosanto Rock di tutti i tempi.

Jimi quella sera suonò la sua chitarra, l’asta del suo microfono e il cabinet del suo ampli. Suonò col plettro, con le mani e con i denti. Suonò davanti, di lato e dietro la schiena. Il suono era così stronzo e irresponsabile da far passare per effemminati tutti questi piccoli idoli del new rock (qui volutamente minuscolo). In un estasi di feedback e LSD, infine, diede fuoco alla sua “compagna”.

In quell’istante diede fuoco all’idea di Rock come musica leggera. Diede fuoco al mondo del “Signorsì Signore”. Diede fuoco al preconcetto che, con una buona tecnica e tanto esercizio, si potesse diventare veri rocker. Diede fuoco alle balle politiche e antipolitiche. Diede fuoco agli intellettualismi. Ma soprattutto, diede fuoco al nobilissimo pensiero di uno scopo nella musica. Il Rock, in quel giugno del 1967, iniziò a non avere più uno scopo.

Dopo il gigantesco rogo voluto da Jimi, tutta l’America però finì nelle mani di pochi commercianti di suoni, che vendettero la “new thing” ai giovani bianchi. Una nazione “wild” e “easy” riuscì nella non facile impresa di far diventare banale l’esaltazione del sesso come veicolo di trasgressione. Non ci fu infine quella “mixed culture” che ci si aspettava. Alla stagione dei Fiori, i neri erano stati invitati. Ma non ascoltavano Joe Cocker.

Il 1969 verrà ricordato come l’anno della svolta musicale, sessuale e culturale. Verrà ricordato come l’anno della rivolta ai genitori, allo Stato e alla Religione. In realtà, tutti i padri hanno avuto padri che possono dire la stessa cosa, ben prima del 1969. Se parliamo di rivoluzione culturale c’è molto da dire ma per quel che riguarda la rivoluzione musicale, il 1969 americano è stata una grande annata per i distorsori al germanio e i Fender Rhodes. Altro non mi viene in mente.

Ma qui parliamo di sesso. Il sesso fu liberatorio e politico. “Politico” nel senso di anarchico. Dopo i primi scontri di ideologie, il Rock venne rispedito al mittente. I fanatici si richiusero nel loro limbo fatto di assoli interminabili e manierismi e il tutto si chiuse con un nulla di fatto.

I grandi nomi del Rock divennero leggende nel periodo ‘72-’75 e lì si cristallizzarono in una forma che esaltava la ripetizione di schemi consolidati. Grandi album, ok, ma tutto il fermento degli anni precedenti venne dimenticato per lasciare spazio al momento di “consolidamento” del genere. Forse solo la parte meno inquadrata (Pink Floyd e King Crimson) poté sperimentare nuove forme di Rock che però, a dirla tutta, non si discostavano molto da quello già fatto.

L’iconografia classica e virile del rocker venne poi snaturata con l’arrivo di gruppi come T-Rex, Roxy Music e Queen. Gruppi che si rifacevano al look del cabaret francese e ai teddy boy americani degli anni ’50. Il Glam abolì le divisioni tra donne e uomini e inventò il terzo sesso. Fu quella l’ora di David Bowie, glam-rocker come Bolan e Eno, che complicò il sesso a tal punto da farlo sembrare disturbato, problematico. Ondate di fan da tutto il mondo atterravano a Londra per fare l’amore con l’alieno Ziggy e le sue trasformazioni. Ogni concerto diventava provocazione. Ogni acconciatura, imitazione. In un vortice di cocaina e di solitudine, Bowie completò l’evoluzione della sua caricatura. L’inglese David smise di interpretare il ruolo di Ziggy per iniziare ad interpretare il personaggio Bowie. Il distacco tra palco e vita privata venne abolito. Rimase solo la musica. Bellissima.

Quando Bowie mimò una fellatio inginocchiandosi davanti alla chitarra di Mick Ronson, venne segnata una linea. Il sesso dovevaessere ostentato. Sfacciatamente. Ma il merito di Bowie nella musica fu altro. Come sempre, il Duca Bianco fece “anche questo e poi cambiò strada”. Ziggy se ne andò e tutto in Inghilterra si congelò. In Europa iniziarono ad emergere i primi segnali di insoddisfazione che sfociarono nella grande stagione del 1977. A Londra, del sesso, non si seppe più nulla per un bel periodo. Il sesso fece paura.

In America la Black Music continuava il suo personale periodo d’oro ed era entrata di diritto nel mainstream più commerciale.

James Brown ormai era diventato il manifesto vivente del Funk. Il funk, nel termine più stretto era sinonimo di “odoraccio”, tipico dei corpi in stato di eccitazione. A dirla tutta, “Mr. Dynamite” non aveva mosso i primi passi nel luccicante palcoscenico della Funky Music. Era partito dal South Carolina cantando Gospel, divenne famoso col Rhythm and Blues e solo dopo il successo di Papa’s got a brand new bag nel 1965 cambiò direzione. I suoi piedi muovevano l’asse terrestre e permettevano alla notte di seguire il giorno. Era duro e sensuale allo stesso tempo. Si definiva una “sex machine”. Ed era uno che si sottovalutava.


All’epoca della Black Explosion vi erano altri intrattenitori di pari livello: Parliament/Funkadelic, Jackie Wilson, The Commodores, Ike & Tina Turner, Wilson Pickett, Aretha Franklin, Sam & Dave, Otis Redding, Percy Sledge, King Floyd, Stevie Wonder, The Jackson 5, The Temptations e Sly and the Family Stone. Giusto per menzionarne alcuni non in ordine cronologico.

Ma facciamo un passo indietro. Nel 1961. In questo periodo di fermento musicale ed economico, l’angelo con la voce più sexy di sempre, decise di fermarsi un po’ da noi e bussare alla porta della Tamla Motown. Quando agli albori del mondo la musica ci venne donata per essere ascoltata e per farci innamorare (di lei e tra di noi), il nome su cui puntare era il suo.

Registrò con la migliore sala regia del paese. Con i fonici e i musicisti più ispirati degli Stati Uniti. Tese la mano verso una donna, la fece duettare con lui e la fece risplendere. Dopo numerosi successi, sul più bello, lei morì. L’angelo aveva un cuore. Si chiuse in casa davanti al pianoforte, tornò sulle scene e incise il più bel disco di musica leggera della storia.

Bene. Ma non parleremo di questo. Marvin Pentz Gay Jr. ebbe l’insana sfacciataggine di andare avanti e parlare del problema più grande della sua vita: il sesso. Lo disse apertamente, nel 1973, davanti a un AKG C-12, suo nuovo compagno di vita. Per l’occasione, decise anche di cambiare timbro e di cantare sottovoce.

“Voglio che andiamo fino in fondo

Non temere che sia sbagliato

Se l’anima ti mette in moto

Lascia che ti segua

Lascia che il tuo amore scorra”

Marvin Gaye – Let’s get it on (1973)

“Let’s get it on”  ha tutto quello che serve per una bella serata come si deve. Lo dice lo stesso Marvin nelle interviste e nei testi dell’Lp. C’è il romanticismo, c’è la conquista, c’è il rapporto fisico (le “sex voices” di Madeline e Fred Ross in You sure love to ball), c’è la tristezza, c’è il soul. E poi c’è la sua voce…

Già nei credit iniziali del disco, si esprime subito il concetto chiaro che “il SESSO è SESSO, l’AMORE è AMORE” e che se combinati possono funzionare meglio che separati.  È un breve invito a farlo e la sua speranza è quella di aiutare le persone a farlo con questo disco. Si spinge ancora oltre, scomodando addirittura T.S. ELIOT e afferma che la copulazione è naturale come la nascita e la morte. Anche se “i genitali sono solo una parte importante della magnificenza del corpo umano” Marvin non ha “da obiettare nulla al ruolo principale in cui giocano nella riproduzione delle specie”, ma si lascia scappare che nonostante questo, “il processo riproduttivo è stato assicurato dal piacere che entrambe le parti ricevono del rapporto”. In pratica, se ci è stato dato modo di provare piacere, non c’è contrasto con la natura. La domanda è lecita: perché in tutti questi anni l’uomo ha sempre cercato di censurarlo? Perché venderlo come un tabù? Marvin non credeva in tutte queste “moralistic philosophies”.

Ora, il discorso è molto più complesso e non può essere risolto in un disco di musica cantata e soprattutto può essere visto da diverse angolazioni a seconda del periodo storico e della parte di emisfero che si vuole considerare. Nulla toglie che per il cristianissimo Marvin Gaye, figlio di un catechista della Church of God, quella presa di coscienza fosse un bel passo in avanti.

Diciamo subito che si sposò nel 1964 con la sorella di Berry Gordy, capo della Motown. Anna Gordy aveva 17 anni in più di lui. Già tre anni dopo, il loro matrimonio iniziò a sgretolarsi. La vita da cantante era troppo pubblica per far durare quella coniugale. Inoltre, le apparizioni di Marvin erano sempre accompagnate da centinaia di fan prima, in mezzo e dopo lo spettacolo. Le sue performance sessuali lo accompagnavano di città in città e fu presto detto che Marvin avesse una inclinazione morbosa verso il sesso.

Marvin iniziò una relazione con la figlia di Slim Gaillard, Janis Hunter, di 17 anni più giovane di lui. È proprio da questa relazione che nacque il concept per “Let’s get it on”. I due riuscirono a sposarsi nel 1977, dopo il primo divorzio di Marvin. Il cantante però non smise mai di vedere altre donne e dopo numerosi litigi, due figli e molte separazioni, divorziarono nel 1981.

Nel 1978 riuscì quasi a beccarsi una denuncia dalla ex-moglie Anna per aver lavato i panni in pubblico nell’album “Here, my dear”. In questo disco, l’amarezza per il matrimonio fallito a causa del suo abuso di cocaina (bisogna pur dirlo), delle sue follie monetarie per l’acquisto di auto di lusso e delle continue infedeltà (da parte di entrambi, a suo dire) non riuscì mai a sedare la voglia di vendetta della ex, sebbene il disco fosse stato prodotto proprio con l’intento di pagare gli alimenti a questa e al figlio di entrambi. Il disco non vendette un cazzo però il fine ultimo di Marvin era quello di chiudere con il passato e non pensarci più. Per quanto riguarda il rapporto sentimentale tra due esseri umani, non c’è niente nel panorama musicale mondiale che tocchi più nel profondo di questo disco. Marvin conosceva l’amore e il sesso. E sapeva come spiegarli. Simili vette di intimità verranno toccate solo da Lou Reed nella sua “The Bed“.

Beh, dichiarò bancarotta e finì a vivere in un furgone alle Hawaii. Si incazzò con la Motown, fece qualche altra stronzata e dopo aver risolto i problemi monetari tornò in pista.

Nel 1981, nella patinata “Sexual Healing”, Marvin chiederà per lui una cura al suo male, una cura sessuale appunto. Emblematica rimane la linea iniziale: “sono caldo come un forno”. Anni dopo, Michael Bolton rovinerà tutto in una cover attira-mamme che saprà di tutto tranne che di letti e di scopate.

Furono gli ultimi due anni di successo. Alla fine del tour mondiale di “Midnight Love”, si trovò solo e nuovamente tossicodipendente. La nuova etichetta, la Columbia Records, non volle cedere alle sue “richieste insensate” e richiedeva più disciplina. Gli anni Settanta erano finiti. Ora c’era da pensare alle vendite, non all’anima.

Sempre in sottofondo, per tutti questi anni, il rapporto col padre, il quale non riuscì mai a comprendere il messaggio del figlio, impossessato, a suo dire, da un demonio col profumo di donna e il portafoglio di Berry Gordy. Gli ultimi momenti verranno ricordati solo come il tentativo estremo di un figlio nel farsi accettare da un padre che non lo amò mai.

Il 1 aprile 1984, dopo l’ennesima lite, il padre gli sparò uccidendolo. Chi se ne frega se poi il padre venne condannato a sei anni. Chi se ne frega se la lite iniziò per una questione di celebrità, soldi, violenza ripetuta sulla madre di Marvin o per dei documenti appoggiati male. Il fatto rimaneva che, proprio come Sam Cooke, Marvin rimase ucciso dall’amore tutto americano per le armi.

La strada comunque era stata aperta e da lì in poi il sesso venne visto come qualcosa che si poteva vendere. E vendeva forte. Non potremmo avere lo stesso feeling con Barry White, Curtis Mayfield, Michael Jackson, Lenny Williams, Earth, Wind and Fire o le leve della nuova guardia Alicia Keys, Laury Hill, Amy Winehouse, Joss Stone e John Legend senza aver capito Marvin Gaye. Non sarebbe uguale. Sarebbe come giudicare “Sgt. Pepper” senza avere “Pet Sounds” come termine di paragone.

Grazie Marvin. Ti amiamo.

Nel 1978 comparve, a Minneapolis, un uomo che poteva dire di aver suonato 23 strumenti nel suo album di debutto. Un album chesul retro portava la scritta “scritto, composto, suonato e registrato da” lui stesso.

Nel 1977 comparve, a New York, una donna che non sapeva fare nulla di eccessivamente speciale rispetto alle altre sue coetanee. Venderà 64 milioni di album.

Nacquero a 70 giorni e a 840 Km di distanza.

Prince e Madonna influenzeranno il sesso per tutte le due decadi a venire.

-Fine seconda parte-


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