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31 marzo 2012 / bommaraya

Killing Manta + Kisiljevo – 30 marzo 2012 – Il Blocco di San Giovanni Lupatoto (VR)

di Francesco Bommartini

foto di Mattia Brunelli


Che rabbia. Vedere venerdì sera Il Blocco semivuoto mi fa incazzare. Ricordiamo che si tratta di uno dei locali più attivi del veronese in ambito live. Dove sono quelli che si riempiono la bocca di lamentele perché i locali chiudono? Dove sono i paladini della musica underground? Se ce ne sono così pochi perché è da 10 anni che sento discorsi che poi non hanno seguito? I famosi livepontiani veronesi sono tutti in pantofole davanti al camino? Niente di male, eh. Per carità. Sempre meglio che andare in uno dei tanti posti senz’anima del centro di Verona, ma non solo del centro. Sapete perché ho ripreso in mano ArtCorner? Perché scrivere di musica è quello che mi piace di più. Perché in tanti mi dicono che sono interessati all’underground. E allora, ho pensato, smuoviamolo, ancora ed ancora. Ma poi…ecco i risultati.  Trovi Dork (dei Backing Band Project), Mattia Brunelli (fotografo) e altre 20 persone. Ed è ulteriormente strano perché le due band di venerdì sera erano entrambe del veronese. Ma siamo in un periodo assurdo. Se uno viene da Cerea sembra che sia fuori dal mondo. E allora continuate così, beoti che non siete altro, spendete i vostri (pochi?) soldi per sostenere il locali di piazza Erbe che, al massimo, vi possono offrire un bicchiere di vino. Che però, giusto per mettere i punti sulle i, potete trovare anche al Blocco.
Partendo dal presupposto che vedere, e ascoltare, musica originale è sempre meglio che sentirsi riproporre canzoni che si posso tranquillamente ascoltare su disco (o su radio-tv), devo dire che lo show dei Kisiljevo è stato davvero sottotono. Coadiuvati da Pako, batterista del Killing Manta, il trio propone una specie di mix tra grunge e dark wave ma senza mordente. La voce di Brian Nowak (nome d’arte) è insipida e il suo modo di suonare il basso è talmente indecente che mi sembra il caso di non parlarne. Finali improvvisati male fanno da contraltare ad uno spettacolo davvero poco spettacolare. Mi dispiace, io non ho nulla contro i Kisiljevo, però così secondo me si va poco distanti. Padroni i loro fan di pensarla diversamente. Nè carne né pesce.
Molto più quadrato lo show dei Killing Manta. Il loro desert rock alla Kyuss (di cui hanno anche proposto due cover) risulta convincente e diretto. Atmosfere rarefatte, esaltate dalla voce, invero non proprio irresistibile ma ben calata nel ruolo, di Carlos. Buono il sound con i riff di Mattia (ex-Inhale your hate) sugli scudi. Il chitarrista ha davvero degli assi nella manica e le capacità, anche compositive, di rendere i brani piacevoli. Meno convincente, anche se discreta, la prova del bassista Bio che non sempre si è amalgamato alla perfezione con un Pako decisamente più a suo agio (e ci mancherebbe altro). E’ lui l’eroe della serata, colui che ha permesso anche ai Kisiljevo di esibirsi nonostante due sole prove con loro. E giustamente Nowak ha ringraziato la sua abnegazione.

Pubblico: *

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