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6 aprile 2012 / bommaraya

Dottorconti – “A voi ragazze…”

 


di Corrado Sciò


Questo disco è un OGM (Organismo genericamente musicale). Dottorconti scrive canzoni apparentemente spensierate ma che posseggono i connotati fondamentali sia del genere “Ti racconto i fatti miei” che del suo opposto e molto meno infallibile “Ti racconto i fatti tuoi”. Un calcio nel sedere alla retorica e uno spasso di immagini inquietanti, troppo spesso appaltate al pop straccivendolo o al cantautorato da setta, ma in questo caso confiscate agli “arrotini” di entrambi gli schieramenti e restaurate degnamente.

Quando mi trovo a recensire un disco, mi viene in mente il vecchio adagio un po’ 68tino “Interessa alla classe operaia?”, chiedendomi se non sia una pubblicazione che serva solamente a rinfoltire l’ego dell’artista o getti qualcosa di discutibile nella mischia del già pubblico. In questa occasione, il lavoro nel suo complesso è molto utile ma paradossalmente molto coraggioso, alcune immagini che mi hanno provocato solluchero come quella dei giovani che fanno le 3,00 di notte sulla playstation o il fatto di chiedere alla propria amante “Prendi un etto di caldarroste…” oppure “Mi sembra un dio quel deficiente che ti siede accanto”, racchiudono molto di più dell’uso domestico che ne facciamo ed il rischio è che in pochi se ne accorgano: in parte perché viviamo in un paese ipocrita in cui chi canta canzoni per zoticoni, lo fa con l’intento di convincere gli zoticoni che avranno sempre uno chansonnier su misura, pronto ad adoperare le parole d’occasione “che lui le sa dire così bene!”.

In conseguenza, alcune gabbie di tipo sociale tipo la suddivisione dei ruoli con relativo sessismo, vengono poi commercializzate dal cantante di turno, che ci scrive che la donna è un fiore ma firma l’autografo al suo fan che nel frattempo è finito sulla cronaca locale per aver strozzato moglie e suocera; poi aggiungiamoci il fatto che oltre ad essere un paese ipocrita, il nostro è un paese di arroganti, nel senso che manderebbero a rogo chiunque non si commuova per le loro stesse commozioni (cerebrali e non) e che un disco come questo che non ha la pretensione di stupire, per emergere, debba galleggiare qualche miglio in acque non proprio minerali. È comunque carenato molto bene e ne uscirà pulito.

In sintesi, in questo disco c’è di tutto, ci sono i narcotici culturali e gli stereotipi più modaioli, c’è la natura umana e artificiosa, ci sono i sentimenti, le gelosie, ma a fare la differenza è quello che manca: manca l’apologia di tutto ciò. La vita è raccontata come qualcosa di emerso e definibile per quello che è, il protagonista di queste storie fa il verso a se stesso e non fa troppo il filosofo. C’è un gioco continuo che non ha nulla di sgradevole perché è comunque un gioco: un po’ la differenza che passa quando vediamo un bambino che giocando a pallone si arrabbia con l’amichetto e la stessa scena la rivediamo su un campo di calcetto, dove il protagonista stavolta è un 50enne. Il bambino ci diverte, il 50enne ci imbarazza.

Dimenticavo di dirvi che è suonato molto bene e gli arrangiamenti non sono da fighetti. Non si avverte quel senso caotico di strumenti gettati in pasto al mixer, a dimostrazione del fatto che la qualità sia anche una questione di sottrazione e non una semplice addizione di talenti. Dottorconti ha tolto il superfluo e ha registrato un disco semplice… che poi è la cosa più difficile da fare!

Voto : 7,5/10

Genere: cantautorato

Produzione:  Alessandro Longo

Anno: 2012

Sito web: http://cabezonrecords.bandcamp.com/

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