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12 aprile 2012 / bommaraya

Intervista – Le etichette: WALLACE RECORDS

domande di Francesco Bommartini


1 – Quali sono gli obbiettivi principali della Wallace Records? Mirko, come-dove-quando e perché hai deciso di crearla?

L’obiettivo è quello di far circolare musica underground, non commerciale, libera ed ispirata alla cultura punk, muovendosi fuori dalle regole del music business. Esistono molti gruppi che suonano musiche fuori dalle regole, ma esistono poche etichette che operano fuori dai meccanismi dello spettacolo. Anche tra il mondo che viene chiamato comunemente indipendente o alternativo, ci si accomoda sempre sul concetto del “piace alla gente”, con conseguente appiattimento ed omologazione dei gusti. Ho iniziato nel giro milanese 13 anni fa con molto entusiasmo, poco esperienza e per contrastare l’atteggiamento sopra descritto. Ora ho più esperienza, stesso entusiasmo, e la convinzione che sia sempre più necessario offrire modelli di pensiero diversi nella produzione culturale.

 2 – Ad oggi quali sono state le soddisfazioni maggiori? E quali invece le delusioni più cocenti?

Soddisfazioni infinte: ho lavorato e lavoro tuttora con gruppi e musicisti tra i miei preferiti, attestati di stima da gente che stimo molto, tour in giro per il mondo. Una delle cose che più mi concilia con le mie ambizioni è la richiesta di collaborazione ricevuta da molti musicisti del giro punk degli anni ‘80/’90 che sono ancora attivi, allo stesso modo di gente che ha 15 anni in meno di me ma comunque riconosce nella mia etichetta una specialità alla quale vuole aderire. Delusioni proprio poche, e nemmeno da poter essere catalogate tali.

3 – Come consideri la situazione musicale in Italia? Se avessi la possibilità di aprire una sede dell’etichetta altrove, che paese sceglieresti e perché?

In Italia è molto buona a livello di creatività, ci sono band e musicisti davvero ottimi. La cosa speciale di questi è che riescono ad essere profondamente italiani, nel senso che portano con se il bagaglio di esperienze e cultura nazionale degli ultimi decenni, senza appoggiarsi sui cliché (altrettanto ricchi) dell’italianismo fatto di melodie, provincialismo e piacionerìa. Ho girato un po’, penso che avere un’ etichetta come la mia in Italia sia la stessa cosa che averla in altri posti nel mondo, non cambierebbe granché, e comunque cambierebbe in peggio.

4 – Tra i gruppi che avete in roster quelli che conosco maggiormente sono Bachi da Pietra, Bologna Violenta, Bugo, Camillas, Eterea Postbong Band, Hell Demonio, Ovo, Rosolina Mar, Uochi Toki, Iriondo e Zu. Quasi tutti hanno suonato una o più volte nel veronese, dov’è sita ArtCorner. Che rapporto avete con la musica live?

Sono un assiduo frequentatore di live, che è la prove del nove del gruppo. Non si scappa. Tutti i gruppi che hai citato sono ottime band live, e ne aggiungerei altre. Un gruppo non esiste se non è un gruppo live. I progetti da studio per quanto possono essere piacevoli non valgono come un gruppo che sta sul palco e fa un live come si deve.

5 – Cosa ne pensi di internet? Non ti sembra che, la mole di materiale, se per certi aspetti dà enormi possibilità di scelta, dall’altro sia un diversivo troppo forte per mantenere livelli di concentrazione accettabili nell’ascolto di un artista in particolare?

No, non sono d’accordo. Tra chi suona e chi ascolta c’è una catena di operatori che tradizionalmente filtrano: etichette in primis, poi media, distributori: ognuno fa un filtro, che piaccia o meno è un filtro l’etichetta che decide di non produrre un gruppo che non venderà, una radio che non passa un gruppo poco radiofonico, un mag/web/zine che non recensisce un gruppo troppo difficile, un negozio (esistono ancora?) che non si azzarda a tenere in vetrina qualcosa che non sta in copertina sulle riviste. Tutti questi hanno deciso cosa deve passare e cosa no, generalmente giocando al ribasso. Conosco negozi, webzine, giornalisti degnissimi di nota, ma nel mare le maglie che filtrano sono troppo strette ed ottuse, quindi ben venga l’anarchia del web, che non ha regole molto diverse – basta guardare chi sono i fenomeni di youtube etc… – ma almeno se te le vai a cercare con convinzione, le cose che ti piacciono le trovi, e con i social network trovi anche le cose che piacciono alla gente che ti piace, che è diversa dalla gente che piace.

6 – Come vedi il futuro della Wallace? Cosa bolle in pentola?

Lo vedo benissimo. Non vivo più in Italia da più di un anno ma riesco ad avere un po’ polso della situazione di quello che mi potrebbe piacere, molti gruppi vogliono ancora lavorare con me, anche gruppi nuovi. Se ci sarà ancora senso di pubblicare CD ed LP li farò (c’è ancora), se non ne troverò il senso smetterò, e qualcun altro troverà il senso ed io sarò li a sostenerlo, magari solo acquistando i dischi. Qui si sta lavorando al prossimo Quasiviri (http://youtu.be/gbBveN-bhFk), all’esordio solista di quel genio che è Paolo Cantù (http://neonparalleli.blogspot.com) al nuovo Fuzz Orchestra, Gerda ed altri gruppi con cui collaboro da tempo.

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