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15 aprile 2012 / bommaraya

Schneider Nur + Intercity – 14 aprile 2012 – Osteria Panevino di Pedemonte (VR)

di Francesco Bommartini

foto di Fabio Pravato


Una serie di imprevisti mi ha portato ad essere al Panevino attorno alle 23,15. Ero convinto di riuscire a vedere parte del concerto dei bresciani Intercity e invece sono entrato nel locale quando gli Schneider stavano per cominciare. Un segno del destino, evidentemente. Come comunicatomi dai gestori del locale gli Intercity, ex EdWood, si erano esibiti poco prima in una formazione minimalissima, con il solo Fabio Campetti alla voce e chitarra. Se non altro sono riuscito a rimediare il loro ultimo album, che recensirò prossimamente.
Il locale è semipieno (o semivuoto?) quando comincia il quintetto veronese degli Schenider Nur. Una trentina i presenti. I ragazzi si stanno dando parecchio da fare. Le date ultimamente non mancano. Dalla Casetta Lou Fi al Baricentro, dal Blocco al City. I giovincelli acquisiscono sempre maggior esperienza, limando le imprecisioni e facendo tesoro degli errori. Questo bagaglio, seppur iniziale, si è notato al Panevino. Claudio Martini è l’anima del progetto ma è ben coadiuvato dagli strumentisti tra cui il batterista Matteo Sona, il chitarrista Gianpietro Rinaldi, il chitarrista-sassofonista Michele Lonardi. Peccato solo che Zanini, il bassista, a breve lascerà il vuoto, per quanto concerne il ruolo, nella band. Gli Smiths sono i padri putativi ed emergono con forza nel riffing de “La mia versione transitoria” ma i testi sono Baustelliani e, a volte, incrociano un certo tipo di cantautorato, a metà tra l’indie moderno e il folk anni ’60-’70. Le canzoni scorrono piacevoli tra una “Ben poche prospettive” più rockeggiante, “La realtà” virata sul funk con un finale ridotto all’osso e la movimentata “Erasmus” (mi scuso se il titolo non è questo) che si apre in modo delizioso, con una sapiente rullata di Matteo Sona, nei refrain. In virtù del loro ep di prossima uscita, che attendo, pare proprio che gli Schneider non dovrebbero avere “Ben poche prospettive” bensì, come la loro pallina, potrebbero riuscire a scivolare sul piano inclinato della crisi discografica italiana portando una ventata di ottimismo.

Pubblico: ***

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