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17 aprile 2012 / bommaraya

Natalia Green – “Pecado teatral”


di Corrado Sciò


Cominciamo col dire, come nella storica pubblicità del pennello Cinghiale,  che non sempre serve un disco grande ma alle volte basta un grande disco, o citando Massimo Troisi, non servono un giorno da leone o cento da pecora, ne bastano cinquanta da orsacchiotto. Questo disco è composto da pochi brani, ma ha un’impronta che lo proietta oltre. Oltre, a parte i recenti manifesti elettorali che hanno ingrassato la satira negli ultimi tempi, visto poi i soggetti tutti sigaro, birra e “Ste robe qui non vanno bene..:”, è una parola imponente, che nel disco in questione è divaricata al punto tale da conservare numerosi significati, per altro molto preziosi.

Oltre gli steccati puristi che vogliono che ad ogni artista corrisponda una simbiosi con qualche suo predecessore, tanto per accomodarlo in un facile canone; oltre un concetto di omogeneità secondo il quale ad ogni disco corrisponda una stagione. In questo lavoro sono presenti 5 brani, ed è come se fossero 5 stagioni. Il fatto che le stagioni siano 4 è un problema delle stagioni non certo di Natalia Green. Un plauso per l’eterogeneità e la scelta dei “gradini” fra un brano e l’altro: il rischio era quello di fare una compilation, il merito è stato quello di aver costruito un piccolo condominio sonoro.

Cinque famiglie, cinque intelligenze, cinque modi di raccontarsi. Ottime anche le distonie “tenebrose” di alcuni brani, a testimoniare che i veri artisti danno significato al disordine, dell’ordine se ne occupano già gli ingegneri del catasto. Per quanto riguarda l’impronta stilistica, si tratta di un lavoro per degenerati musicali, gente che si lava nell’acquasantiera, senza una fedeltà ad un particolare genere ed è questo che me lo fa piacere.

Del resto ho sempre pensato che la musica fosse uno scontro perpetuo fra ateismo, monoteismo e politeismo: i monoteisti si battezzano a un genere, i politeisti si battezzano a più generi, gli atei vengono battezzati da bambini  vergognandosene per il resto dei loro giorni, i fortunati che sanno di finire nel limbo, mettono a soqquadro il resto del creato. Se cercate un disco che corrisponda ad un anno solare (4 stagioni + una omaggio), che vi racconti in portoghese quello che non troverete inciso in italiano sulla fiancata di un Suv parcheggiato in doppiafila, perché gli atti vandalici a differenza delle arti vandaliche si preoccupano dell’arrivo dei vigili. Se volete mettere in dubbio qualche vostra certezza, accantonando per un attimo ciò che sapete, senza confonderlo con ciò che preferite, concedetevi l’ascolto di questo prototipo senza manuale d’assemblaggio: un volano di Rio, due pistoni della Verona underground e un mucchio di viti che avanzano perché la meccanica non ne ha bisogno.

Concludo con un estratto dalla biografia ufficiale di Natalia Green: “…è stata scolpita … da ignoto artista ubriaco di Rum a Rio De Janeiro, dove poi da statua ha trascorso i primi 13 anni della sua vita. Liberata da un bacio fugace di Apollo e da qualche strofinamento, lascia senza rimpianti il suo involucro, come fece prima il Genio…”

 Voto: 7,5/10

Genere: pop

Produzione:  ArtSide

Anno: 2010

Sito web: http://www.nataliagreen.com/

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