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18 aprile 2012 / bommaraya

Afterhours – “Padania”


di Mattia Brunelli


Nel 2002 avevo 17 anni e facevo parte di quella generazione rimasta folgorata da una frase. Una sola, piccola, semplice frase ha cambiato tutti noi. Noi che ascoltavamo la musica strana, quella che per radio non passava, quella che se la volevi, dovevi andartela a cercare. Il punto è che quando Manuel Agnelli ha gridato al mondo: “Io non tremo. E’ solo un po’ di me che se ne va”, beh, lasciatemelo dire, mi sono sentito morire dentro. Era qualcosa di così puro, di così realmente terrificante. Era qualcosa di vero ed inestimabile. Doveva assolutamente essere così.

Poi siamo cresciuti. I capelli di Manuel si sono accorciati (e poi sono ricresciuti), le mie esperienze nella vita sono aumentate e dopo un altro capolavoro come “Ballate Per Piccole Iene” e prodotti molto mediocri come “I Milanesi Ammazzano Il Sabato”, ci troviamo esattamente 10 anni dopo davanti ad un disco che si intitola “Padania”. Agnelli sostiene che Padania è uno stato mentale. Nessun riferimento politico o geografico.  Ha detto: “(Padania) È una corsa impazzita ad occhi chiusi sperando di arrivare più lontano possibile da quello che non vogliamo sapere di essere. È la forza oscura che ti spinge a diventare quello che non sei”.

Il disco è composto da 15 pezzi, di cui 1 strumentale e 2 denominati “Messaggi Promozionali”. Questi messaggi promozionali sono delle vere e proprie chicche quantomeno inutili, il cui unico scopo è quello di spezzare l’ascolto dei brani veri e propri. “Padania” comunque è un signor disco. Onesto, che arriva al subito al punto, come gli Afterhours ci hanno quasi sempre abituato. La parola chiave del disco è CHITARRE. Ce ne sono di molti tipi; dall’acustica all’elettrica, all’elettrica semplice a quella distorta. Poi c’è una chitarra elettrica distorta, che è speciale.

E’ la chitarra di Xabier Iriondo. Grandissimo rientro negli Afterhours dopo una decina di anni, che porta un elemento di pazzia di fondo che negli ultimi 2-3 album mancava. Quella parte che ha determinato gli Afterhours dai primissimi album e sempre lo farà. Il rientro di Xabier in pianta stabile nella band è stata probabilmente la scelta migliore per dare ancora più longevità al progetto di Manuel Agnelli e soci. A tratti definirei questo disco come Futurista. Un pezzo come “Fosforo & Blu” non può non venire definito tale. Marinetti sicuramente ci sarebbe stato a pennello a suonare qualsiasi strumento insieme a Iriondo.

Le melodie si rincorrono veloci ed implacabili su tutte le tracce; su alcuni pezzi addirittura sono più di una (e non sempre sono di facile ascolto). Tanti anche i fraseggi di chitarra e le tonalità utilizzate. Ci sono canzoni più immediate e più orecchiabili di altre, come i due singoli già famosi alla comunità Afterhoursiana, ovvero il piccolo capolavoro del disco “Padania” e la già nota “La Tempesta E’ In Arrivo” (usata nei titoli di testa nella mini-serie tv prodotta da Sky “Faccia d’Angelo”). “Padania” è dolcissima. Rievoca un sacco di ricordi e di immagini, a partire dal rumore dell’accendino che introduce alla canzone e al pianto del neonato subito dopo. Le due ciminiere e il campo di neve fradicia, per me, possono stare benissimo a fianco della frase storica già citata a inizio articolo.

Una nota di merito va alla voce di Manuel Agnelli, molto curata, gridata con determinazione ma incanalata, indirizzata. Non in maniera distratta, ma precisa. Per non parlare dei primi due minuti di gorgheggi da far venir la pelle d’oca (accompagnati dall’ottimo violino di Rodrigo D’Erasm) che aprono l’album. Menzione speciale anche per “Terra Di Nessuno” che sembra una ballad stile “Non è Per Sempre” e invece si trasforma in qualcosa di piacevolmente imprevedibile.

Forse è questo il punto forte di “Padania”; è imprevedibile. Ti aspetti qualcosa ma trovi un po’ quello che non c’è.

Voto : 8/10

Genere: alternative rock

Produzione:  /

Anno: 2012

Sito web: http://www.afterhours.it

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