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30 aprile 2012 / bommaraya

Holy Martyr + Kuroi + Skorbutiks – 27 aprile 2012 – Porky’s di Sommacampagna (VR)

di Filippo Tezza

foto di Barbara Ficca


E’ alquanto raro vedere delle solide realtà della scena metal italica esibirsi in un locale di paese. Ma è quanto avvenuto venerdì 27 aprile, nel piccolo Porky’s di Sommacampagna (Verona), locale live che si sta dimostrando attivo e particolarmente vincente (a livello di bill e di incassi) nelle sue serate: qualche mese fa vi erano stati i Sadist, la settimana scorsa il locale ha incredibilmente  avuto l’onore di ospitare nientedimeno che Piero Pelù e Ghigo Renzulli (per un paio di canzoni assieme alla cover band dei Litfiba LTB);  venerdì è toccato nuovamente al metal con gli Holy Martyr, band heavy-epic-metal sarda con all’attivo tre album, tra cui il recente “Invincible”. Ad aprire la serata ci hanno pensato i nuovi deathster Skorbutiks, seguiti a ruota dagli ormai affermatissimi Kuroi.

Quando alle 22 e 30 i veronesi Skorbutiks aprono le danze, il locale è abbastanza vuoto ed andrà riempiendosi un po’ di più nel corso delle varie esibizioni. Gli Skorbutiks suonano qui la loro prima data ufficiale. Nati nell’aprile del 2011, tra le fila del gruppo troviamo Cikus e Mik (rispettivamente fondatore/chitarrista ritmico e bassista), risorti in questo nuovo progetto dopo la loro lunga esperienza nei noti Vehement, Bomma (Ukuku e molti altri progetti) alla chitarra solista, Keg  (anche nei Metrohell) alla voce e Frennz alla batteria. Fin dalle prime note, ci fanno capire gli intenti: il loro marcio e potentissimo death old-school tuona subito nel locale. Essendo alla loro prima uscita, con un solo anno di esperienza alle spalle, è comprensibile la scelta di presentare (per ora) unicamente delle cover nel proprio repertorio. E’ così che nella mezz’oretta messa a loro disposizione, gli Skorbutiks sciorinano una serie di cult-songs dal repertorio del death americano più vero e lercio: hit dei Bolt Thrower (“The Killchain”, “Anti-Tank (Dead Armour)”), Six Feet Under (“War is Coming”, “Human Target”), dei meno noti Asphyx (“The Crusher”), fino ad arrivare ad “Insane” ed il gran finale “Slowly We Rot” (entrambe dei maestri floridiani Obituary). Sono tutti episodi che hanno fatto scuola a miliardi di death metal bands nel mondo e di certo gli Skorbutiks non sono da meno  nel riproporne fedelmente l’impatto e la veemenza. Sia tecnicamente che scenograficamente, la band si trova a proprio agio. La sezione ritmica di Frennz e Mik non sempre riesce a dare impulsi perfetti, ma, nel complesso, funziona e funge da base per il massacro creato dalle furiose mani di Cikus e Bomma. La voce di Keg, nonostante la scarsa versatilità, è indubbiamente perfetta per il genere: un growl tendente più ad un grunt maligno e massacrante. I suoni sono sufficientemente equalizzati, garantendo il giusto impatto, anche se le frequenze basse tendono spesso a mascherare i vari riff ed i solos di Bomma, ma è risaputo che i suoni al Porky’s, nonostante l’impegno di fonici e addetti, sono sempre stati penalizzati da un’acustica dispersiva (oltre che da volumi esageratamente alti). Tirando le somme, gli Skorbutiks hanno dato una brillante prima prova del loro violento potenziale, sull’onda di un genere estremo ancora amato ed abbastanza seguito nel veronese. Mentre attendiamo di rivederli live e di sentire cosa scaturirà dal loro estro creativo in fase compositiva, auguriamo il meglio per il loro percorso musicale.

di Francesco Bommartini

Gli Holy Martyr salgono sul palco quando è quasi mezzanotte. Il quintetto ha esperienza sulle spalle, strumentazione più adeguata e molti dischi all’attivo. In particolare giocano la performance sull’ultimo “Invincible”, lavoro di epic-heavy metal ben riuscito. La prestazione dei sardi, emigrati a Milano, fa capire le sfumature tra band che fanno bene il proprio mestiere e chi ha una marcia in più. La precisione di Melis e Spiga alle chitarre è entusiasmante. In particolare Melis, con i suoi assoli al fulmicotone, dà punti a tantissime band, non solo nazionali. Pirroni e Ferru mantengono alta la nervatura dei pezzi. Il basso in particolare, distorto, risulta azzeccato. Ottima la prova vocale di Mereu così come la spiegazione dei brani che aiuta ad entrare meglio nell’ottica della band. Complimenti.

Pubblico: ***

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