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1 maggio 2012 / bommaraya

Voglio vivere in campagna – 29 aprile 2012 – Impianti Sportivi di Sommacampagna (VR)

di Francesco Bommartini

foto di Barbara Ficca


Etichette, band e stand unite in una manifestazione riuscita. Lo testimonia la buona quantità di persone, oltre 300, che durante la giornata si sono assiepate nell’ampio spazio degli impianti sportivi di Sommacampagna. E il numero dei presenti va letto tenendo conto che l’ingresso alla manifestazione, organizzata dalle solerti associazioni Rocken e Malkovich, costava 5 euro. Complice della riuscita di “Voglio vivere in campagna” è stata la giornata, mite e soleggiata, uscita dopo la minaccia di una pioggia torrenziale che aveva fatto disperare non poche persone. Ma a spingere i veronesi a partecipare è stata anche la buona proposta musicale, condita dalla presenza di stand di etichette veronesi tra cui:
Per quanto mi riguarda, cose di questo tipo andrebbero fatte più spesso. Certo, l’attenzione nei confronti di realtà che cercano di spingere, in modi diversi, band della scena musicale italica (soprattutto veronese) andrebbe mantenuta costante. Ovviamente, per farlo, sono necessarie iniziative varie. Tra queste recensioni e interviste. Invito quindi le etichette citate, se vogliose di ricevere un feedback su ArtCorner, a contattarmi.
E ora le band, vere protagoniste assolute:
Vishu Flama e Regina Mab purtroppo li abbiamo persi. Vi invito comunque a visionarne le pagine e ad ascoltarne i brani.
Retrolover : ( Coffee n tv )
ancora una bella prova per il quartetto veronese. Il loro rock alternativo, lanciato e urticante quanto basta, fa muovere più di qualche testa. Gli estratti dall’ultimo “Ma voi siete moderni” colpiscono. Tra una quasi punk “Ricordati” e il singolo “Zoff“, oltre a qualche nuovo brano, i ragazzi fanno capire, a chi ancora non lo sapeva, che il rock sanguigno a Verona esiste. E anche da parecchi anni. Più vivi che mai.
Flag of Estonia : ( LordWinni Records )
inizialmente dovevano condividere il palco con il progetto Sciarada di Michele Nicoli ma, i FOE, si sono dovuti arrendere e suonare da soli. I loro pezzi strumentali mi sono sembrati poco incisivi. Certo, piacevoli, ma non m’è rimasto nulla. Complice anche una capacità tecnica generale non elevatissima (qualche sbavatura si è notata). Ma i ragazzi villafranchesi sono giovani e hanno prospettive di crescita. Inoltre, proprio in questo periodo, stanno registrando negli studi di Nicoli. Li attendiamo, speranzosi, al varco.
C + C = Maxigross : ( Vaggimal Records )
dopo averne sentito parlare molto ultimamente le mie aspettative erano abbastanza elevate. Pur sapendo che il genere, a meno di rari casi, non mi colpisce in profondità. E anche stavolta, ahimè, è stato così. Ciò non toglie che Tobia Poltronieri e soci abbiamo dato una buona prova strumentale, stordendo le numerose fan con coretti di tutto rispetto. Interessante la scelta da parte della batterista Carlotta di coprire il rullante con uno straccio, peccato che questo abbia reso meno soddisfacente la resa dello stesso. Solari, attivissimi e vogliosi di emergere: le qualità ci sono tutte.
De Curtis : ( Tannen Records )
ecco, qui mi sono proprio divertito. E no, se ve lo state chiedendo, non amo particolarmente i gruppi strumentali. Ma per i De Curtis devo fare un’eccezione. Nati nei primi mesi del 2009, sono condotti dal chitarrista Bruno Vanessi, ex Rosolina Mar. E’ lui ad impressionare più di tutti, con le sue capacità strumentali ed una sensibilità musicale fuori norma. Davvero un genietto e uno showman di tutto rispetto. Ma tutti i musicisti sono di alto livello e, tra parti ska, rock, cavalcate, jazz ed effettistica studiata danno una dinamica impressionante ai brani, estrapolati dal loro disco “Baciami Alfredo” e dal nuovo lavoro. Rendono, e tanto. E con il nuovo bassista, degli Home, non solo non perdono un briciolo rispetto a prima, ma ci guadagnano pure.
The Softone : ( Cabezon )
mi spiace stroncare i ragazzi, con cui ho avuto modo di parlare dopo lo show, e infatti non lo farò. Dirò semplicemente che il loro concerto non mi ha colpito particolarmente, e sono assolutamente onesto nell’aggiungere che l’ho ascoltato perlopiù da distante in quanto ho approfittato del momento per visionare i banchetti delle etichette. Simpatica l’idea del cantante-chitarrista Giovanni Vicinanza di ritmare la performance con la cassa della batteria, e funzionali le parti di chitarra. Ma dovrei approfondire per dire qualcosa di più.
Ancher : ( Manzanilla )
mi sento di fare i complimenti al trio degli Ancher. Il loro stile è unico nel veronese:
tre chitarre, delle quali una percussiva, una elettrica e una acustica, condotte dalle sapienti mani di Tobia Poltronieri, Zeno Baldi e Giulio De Boni. Nei loro pezzi, tra cui hanno proposto il singolo “Toracebrace”, si mescolano influenze post-rock, folk a là Fleet Foxes, testi trasognanti e ritmiche europee. Davvero bello anche il lavoro vocale, con cori all’altezza. Per non parlare della cover del loro nuovo disco, totalmente in legno.
 Pubblico: ***

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