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10 maggio 2012 / bommaraya

Intervista – Le etichette: COFFEE ‘N’ TV

domande di Francesco Bommartini

risposte di Jacopo Gobber


1 – Come, quando e perché nasce la Coffee ‘n’ tv? Da chi è composta?

Personalmente credo che chi è in possesso di un registratore e di un microfono ha potenzialmente uno studio di registrazione e può marchiare i propri lavori. In pratica ho solo fatto un disegno a matita su un foglio bianco e ho deciso di firmarlo, la coffee ‘n’ tv è nata così, senza alcuna fatica. Nel 2005 registravo le mie canzoni con un mac portatile, una scheda audio a 2 canali e un microfono, poi ho comprato altri aggeggi sonori per migliorare la qualità delle registrazioni, e nel 2006 per caso ho sentito Circo San Vito in live, mi è piaciuta la sua musica e soprattutto i suoi testi e gli ho proposto di registrare un disco, così è nato “Piangere sul latte versandolo”, il primo prodotto coffee ‘n’ tv. La coffee ‘n’ tv è composta da me e da chi mi da una mano: Marilyn la mia ragazza, la band Retrolover, Antonello Parlapiano e se vuoi anche da te visto che mi hai concesso quest’intervista. A parte gli scherzi, la coffee ‘n’ tv può essere di tutti e di nessuno visto che non ci sono né guadagni né perdite a farne parte, ma ripensandoci, essendo una firma, la coffee ‘n’ tv può essere solo mia o di chi vuole falsificare la mia firma.

2 – Quali sono gli artisti che incidono per voi? Puoi farci una breve descrizione di ognuno?

Ho registrato oltre a me stesso, Circo san Vito: poeta e cantautore surreale con i piedi per terra. I Retrolover: gruppo che riesuma i “veri” Marlene Kuntz e mescola quel suono retrò (appunto) a cose più attuali come gli Arcade Fire e riesce a dare una nuova luce all’alternative italiano. I Radiguet: storica band veronese sulla scia del britrock inglese anni ’90 (Suede, Strangelove) che vanta anche alcuni concerti da headliner a Interzona. L’amico cantautore Antonello Parlapiano che invece ha canzoni pop delicate e sognanti. Larry Carmell, artista autonomo che ha già un suo mondo, nel quale è presente tra le altre cose una sua etichetta “Larry Carmell Industries” e propone un pugno nello stomaco. E gli amici Yogananda che creano degli originali mantra volti a purificare le nostre vite terrene per darci una miglior vita ultraterrena.

3 – Recentemente avete presentato una vostra piccola compilation al “Voglio andare a vivere in campagna”. Altre date o tour in previsione per i vostri artisti?

Ci tengo a precisare che io registro soltanto poi sono le band o gli artisti stessi che si trovano le date e/o altre etichette per la distribuzione del prodotto che ho registrato. I Retrolover sono uno dei gruppi che ha registrato da me e macina concerti da diversi anni ed ha potuto suonare anche su palchi importanti. Altri gruppi si sono un attimo liquefatti: Larry Carmell è a Los Angeles, Circo San Vito in Brasile, parte dei Radiguet a Torino; ma so che si ricomporranno tipo mercurocromo. Io suono un po’, Antonello Parlapiano anche, ma in futuro spero che si cercherà di unire le forze e proporre qualcosa tutti assieme, magari un festival coffee ‘n’ tv con tutti i gruppi che ne hanno fatto parte e ne faranno parte.

4 – Cosa ne pensi di internet e dei download? I pregi sopravanzano i difetti o no?

La mia opinione negli anni è cambiata: nel 2003 quando ho iniziato a suonare qualche volta ho pensato che se avessi proposto le mie canzoni negli anni ’80 magari qualcuno le avrebbe trovate originali e siccome si vendevano ancora i dischi, avrebbero scommesso più volentieri su di me, mi avrebbero prodotto, distribuito e chissà magari sarei diventato un musicista a tempo pieno. Oggi invece le etichette fanno fatica, non hanno soldi da investire e quindi molte (ad esempio la mia) sono più finte che vere. Ma tutto sommato internet ha creato un nuovo equilibrio. Nell’era prima di internet erano rare le autoproduzioni quindi se un’etichetta ti sceglieva e ti produceva vivevi nella bambagia altrimenti non esistevi proprio. Oggi invece tutti possono autoprodursi quindi dietro i gruppi delle major e i gruppi indie che funzionano e vivono di musica (penso al Teatro degli Orrori, Dente, le Luci della Centale Elettrica, ecc…), c’è una pressione smisurata di band e artisti più o meno bravi che lottano per accaparrarsi una fetta della torta. Ecco, questo è il lato positivo, prima c’erano le etichette che investivano e decidevano chi poteva esistere chi no, oggi, anche se magari in ombra esistono anche le realtà più minuscole.

5 – Come vedi il futuro della musica, veronese e non, e che strategie pensi di porre in essere?

Non lo so, ma spero che sia diverso da ora. Ora le major fanno oramai musica da non ascoltare, musica da mettere in macchina e pensare ad altro, musica che vende (poco peraltro) e nulla più, oggi è raro che esca per una major “Paranoid Android” come singolo. Le etichette indie invece si dividono tra vere e finte. Quelle finte come la mia sono innocue. Quelle vere invece funzionano proprio come funzionava una major: la porta è piccola, gli artisti a tonnellate e quindi investono solo su quello che gli piace e che funzionerà nel mercato indie. Oltre a questo bisogna anche sapersi presentare: se si va da Giorgio Canali o Enrico Molteni non credo che basti dargli il demo per riuscire, dovete attirare la loro attenzione, oltre che essere bravi e funzionare. La concorrenza è infinita e di bravi ce ne sono veramente tanti. Bisogna essere i più bravi, ma anche in quel caso, quelli che emergono non sono sempre e solo i più bravi. Per questo quello che spero è che nel futuro ci sia un “trionfo dell’amatorialità”, che vengano smembrate anche le etichette indie e che ci sia veramente spazio per tutti. Spero che la pressione degli sconosciuti distrugga la porta d’entrata nel mondo musicale e che quindi i conosciuti si confondano con gli sconosciuti. Spero che se qualcuno avrà qualcosa da dire verrà ascoltato a prescindere dalle etichette discografiche. Praticamente spero che la coffee ‘n’ tv non debba più esistere.

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