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10 maggio 2012 / bommaraya

Mostra Robert Capa – 8 maggio 2012 al centro internazionale Scavi Scaligeri di Verona

di Giuseppe Perdichizzi


Al Centro Internazionale Scavi Scaligeri di Verona è ospitata fino al 16 settembre 2012 la mostra fotografica dedicata al grande fotografo Robert Capa.

Considerato il più grande fotografo di guerra della storia, Capa ha descritto nella sua breve vita ben cinque guerre in giro per il mondo. Nato all’inizio del ‘900 in Ungheria, studia in Germania, da dove fugge nel 1933 a seguito dell’avvento del nazismo. Di origine ebraica, infatti, il fotografo inizia il suo lavoro in questi anni, cambiando il proprio nome per sfuggire ai movimenti antisemiti che si andavano diffondendo. Di fondamentale importanza la sua relazione con Gerda Taro, che lo spinse a intraprendere la carriera foto giornalistica.

Nel 1936 il suo primo lavoro di foto reporter dal fronte della Guerra Civile Spagnola, accanto all’amata Gerda, che morirà nel corso della guerra nel 1937. Capa non era un foto reporter neutrale, bensì fotografava solo quelle guerre in cui poteva schierarsi apertamente a favore di un fronte contro un altro. Sebbene le sue opere siano improntate a una forte denuncia contro gli orrori della guerra, non era dunque un pacifista, anzi considerava la guerra un male necessario. È di questi anni l’immagine di guerra forse più famosa al mondo, quella dell’uccisione di un guerrigliero spagnolo.

 

Nel 1938 è in Cina per seguire l’invasione giapponese (alleato dei regimi fascisti italiani e tedeschi), che considerava il fronte orientale della guerra ai fascismi. Rientrato in Europa per le ultime fasi della Guerra Civile Spagnola, dovette aspettare addirittura il 1943 per riuscire a spostarsi sul fronte della Seconda Guerra Mondiale, come inviato in Africa. Nello stesso anno fotografò l’invasione alleata della Sicilia e poi dell’Italia. L’anno successivo partecipò allo sbarco in Normandia, di cui purtroppo ci restano solo poche foto, per via di un errore in fase di stampa che rovinò le pellicole. A queste poche foto si deve, comunque, l’immaginario collettivo dello sbarco, poi ripreso da film come Salvate il soldato Ryan e Band of Brothers. Nel 1945 si paracadutò in Germania per seguire le ultime fasi della guerra.

Nel 1948 è in Israele per seguire la fondazione del nuovo stato e si ritrova coinvolto nella guerra scoppiata dopo l’attacco arabo. Ultima guerra documentata da Capa, in cui troverà la morte, quella Indocinese di liberazione dall’occupazione francese nel 1954. Mentre si trovava ad attraversare un campo insieme alle truppe francesi saltò su una mina e morì. Per fortuna, il rullino si salvò, ed oggi è possibile ammirare le sue ultimissime foto, pochi attimi prima della morte.

La mostra su Robert Capa, curata da Andréa Holzherr per conto della Magnum Photos, è una finestra aperta sul periodo più drammatico e intenso del secolo scorso, è una storia raccontata per immagini. È la storia di un uomo, un artista, un grande giornalista, che con la coerenza e la professionalità dell’amore per il proprio lavoro, ci permette a distanza di decenni di rivivere un periodo travagliato della nostra storia.

Chiudo citando lo scrittore John Steinbeck, grande amico di Robert Capa: “…sapeva che non si può fotografare la guerra perché è soprattutto un’emozione. Ma lui è riuscito a fotografare quell’emozione cogliendola da vicino. Riusciva a mostrare l’orrore di un intero popolo sul volto di un bambino”.

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