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13 maggio 2012 / bommaraya

Il Pan del Diavolo + O’ciucciariello – 11 maggio 2012 – Teatro Dim di Castelnuovo (VR)

di Francesco Bommartini


Un tempo molto clemente ha reso possibile lo svolgimento open air del concerto organizzato da Rocken e Malkovich. Le due associazioni si sono dimostrate ancora una volta prodighe di buone proposte per i veronesi. La risposta, come sempre, è arrivata ma forse ci si poteva attendere qualcosina in più in termini di affluenza.
Era da anni che non vedevo all’opera gli O’ciucciariello. Devo dire che ho trovato il loro live un pochino confusionario. I suoni, in tal senso, non hanno aiutato la fruizione. Musicalmente molto bravi, con le punte d’eccellenza toccate dalla sezione ritmica composta da Christian (Sin Circus) e Bruce Turri (Le Maschere di Clara), i quattro hanno movimentato il centinaio di presenti con musiche fortemente influenzate da atmosfere mediterranee. Il crossover che ne fuoriesce, con il cantante che intona testi in varie lingue, è affascinante ma non mi ha convinto appieno.
Quando Alosi e Bartolo, il duo de Il Pan Del Diavolo, prendono posto sul palco, seguiti da due fidi session alla chitarra baritono e batteria, il pubblico è lievitato. Dopo un inizio viziato da un sound eccessivo e spesso poco chiaro il fonico lavora bene e fa uscire, man mano, l’aspetto migliore dei pezzi della new sensation italica. Si susseguono brani tratti dall’ultimo album “Piombo polvere e carbone” ma pure da “Sono all’osso” del 2010. Tutti si muovono e sotto il palco, per oltre un’ora e mezza, nessuno si risparmia. Così come non si risparmiano Alosi e Bartolo. Il tour manager Luca continua a passare chitarre, il sudore imperla le fronti degli strumentisti e chitarre acustiche, 12corde e percussioni desuete spingono i brani verso territori a metà tra il folk più ritmato e il rockabilly. Si susseguono “Donna dell’Italia”, “La velocità”, “Dolce far niente”, “Libero”, “Bomba nel cuore”, “Pertanto”. Una vera festa. Che, a mio parere, diventa ancor più bella quando Alosi e Bartolo interpretano da soli i propri pezzi: 2 chitarre, voce e cassa. Quando questo accade sembra tutto più…all’osso. E, strano a dirsi, i brani ne guadagnano. Non che la chitarra baritono e la batteria stonino, per carità, credo che l’effetto sia proprio creato dall’alternanza tra l’una e l’altra veste. Bravi.

Pubblico: ***

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