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13 maggio 2012 / bommaraya

Intervista – Le etichette: CABEZON

domande di Francesco Bommartini

risposte dei Mario Vallenari

 


1 – Come, quando e perché nasce la Cabezon? Da chi è composta?

Cabezon è un’idea che mi porto dietro dal 2001 e che è diventata realtà circa nove mesi fa quando la mia ragazza, non potendone più di sentirmi dire “mi piacerebbe aprire un’etichetta discografica ma non è il momento giusto”, mi ha costretto a compiere il passo. L’etichetta sono essenzialmente io, la scelta di farla da solo è per avere autonomia decisionale, cosa quasi impossibile quando c’è l’apporto economico di più persone. Al momento collabora con me Giuseppe Gioia che segue Cabezon per la Puglia e dintorni. Siamo una squadra fortissimi.

2 – Quali sono gli artisti che incidono per voi? Puoi farci una breve descrizione di ognuno?

Gli artisti che al momento hanno pubblicato qualcosa con Cabezon sono i The Softone, band di Napoli dedita a un alternative folk di matrice statunitense, El Matador Alegre, progetto studio di elettronica lo fi con reminiscenze grunge e sadcore (in uscita il 29 maggio) e Veronica Marchi, raffinata cantautrice veronese già conosciuta in città. A livello digitale siamo andati a ripescare due vecchi dischi rimasti inediti di dottorconti e Alessandro Longo, entrambi validissimi cantautori di Verona, il primo minimale e scanzonato, il secondo eclettico e vicino al mondo dell’elettronica.

3 – Se potessi scegliere alcune band da mettere sotto contratto quali sarebbero? Valgono anche le follie…

Sinceramente non mi interessa mettere “sotto contratto” chissà chi, sono più che altro alla ricerca di persone che facciano musica con gioia, che sappiano tirar fuori la loro  personalità e che siano professionali nell’affrontare un disco, a partire dalle registrazioni fino alla promozione intesa in senso lato.  E’ fondamentale che gli artisti che hanno a che fare con Cabezon abbiano un’idea chiara di quello che vogliono e delle loro reali possibilità all’interno del mercato discografico. Partendo da questo si crea un rapporto (anche contrattuale) label-artista in cui entrambe le parti DEVONO essere soddisfatte. Così è stato con le cose fatte finora, ho messo le carte in tavola e poi ho lasciato all’artista decidere se e come utilizzarle nella partita da giocare insieme. Non ti nascondo comunque che sono particolarmente eccitato dall’idea di pubblicare a fine estate il disco d’esordio di Nicola Battisti, cantautore veronese vicino alla canzone italiana e al “bel canto”. In questo ambito, secondo me, oggi in Italia non ha rivali.

4 – Cosa ne pensi di internet e dei download? I pregi sopravanzano i difetti o no?

Per quanto riguarda la divulgazione della musica è sicuramente una manna dal cielo, ora chiunque può “farsi sentire” e arrivare a milioni di persone. L’altro lato della medaglia è che essendoci così tanta musica si finisce per ascoltare di tutto senza approfondire nulla. Resta comunque il fatto che la possibilità di poter scegliere è un’arma potentissima nelle mani degli ascoltatori e di chi la musica la compra, quindi viva internet!

5 – Come vedi il futuro della musica, veronese e non, e che strategie pensi di porre in essere?

Il futuro della musica lo vedo roseo, il fatto che nessuno ormai ci campa e che le discografiche sono in ginocchio farà sì che solo chi ha una passione vera produrrà ancora dischi. Probabilmente ci imbatteremo in molta più musica usa e getta ma, ne sono certo, anche in un bel po’ di produzioni di assoluto valore. Per quanto riguarda Verona in particolare la situazione è molto dura, ogni giorno bisogna ricominciare da zero anche perché sono gli stessi musicisti a non supportarsi tra di loro. Io credo che se si volesse, soprattutto in questo momento storico, con un po’ di gioco di squadra si potrebbe ottenere grande visibilità per la “nostra” musica, ma non è mai stato così e non penso lo sarà in futuro. Strategie per l’etichetta non ce ne sono, l’idea è di creare pian piano una struttura che funzioni e metterla poi a disposizione di chi vuole investire su se stesso, permettendogli così grandi libertà a livello artistico e decisionale.

6 – Tu, oltre ad essere capoccia della Cabezon, sei musicista. Parlaci dei tuoi progetti. Immagino che questa posizione ti aiuti a comprendere meglio i tuoi artisti…

Indubbiamente da quando vedo la musica anche dalla parte del produttore ho capito quanto la maggior parte dei musicisti sia fuori strada quando si rapporta con una casa discografica e di quanto abbiano una concezione arretrata dei ruoli all’interno di questo mondo. Oggi come oggi non ci si può aspettare che sia un’etichetta, un ufficio stampa, un booking (e chi più ne ha più ne metta) a fare la differenza. Tutti lavorano in funzione dell’artista ma è l’artista in primis che deve lavorare sodo per permettere a tutte queste altre figure di far soffiare il vento a suo favore. E’ un lavoro molto impegnativo che richiede tantissimi sacrifici, ma non c’è alternativa. I miei progetti sono sempre i soliti, John Mario per le cose in italiano e Dead Man Watching per quelle in inglese. Di quest’ultimo ho appena ultimato il primo e vero full lenght, non so ancora quando vedrà la luce, se sarà per Cabezon o per qualcun altro, ma prima o poi voglio liberarlo e liberarmene.

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