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2 giugno 2012 / bommaraya

Romanzo di una strage

di Giuliano Fasoli


Il clima di un periodo storico surriscaldato da micce e timer e angosciato da piombo sibilante. Il clima nel quale il nostro Paese era avviluppato e che non può essere compreso fino in fondo dalle nuove generazioni. No, non si sta parlando delle mezze stagioni, ma degli Anni di piombo, i quali ritornano sulla frusciante pellicola con Romanzo di una strage, e che come sempre sono scomodi.

La vicenda è uno dei punti fondamentali della nostra storia, ovvero quella strage di Piazza Fontana (12 dicembre 1969) con la quale inizia una delle pagine più buie della Prima Repubblica, ma con la quale invece non inizia il film. Il regista infatti tenta di ricostruire e di far entrare lo spettatore proprio nel clima che si respira durante quegli anni. Le vicende si sviluppano parallelamente fino a trovare il loro punto d’incontro nell’esplosione della Banca Nazionale dell’Agricoltura, Milano, come il centro di una spirale che comprende circoli anarchici meneghini, palazzi romani dello Stato e movimenti veneti di matrice fascista.

Gli attori ci sono e sono tanti: Valerio Mastrandrea, il quale mette in scena un malinconico e combattuto Commissario Calabresi che viaggia in tandem con una sentita interpretazione di Pierfrancesco Favino nei panni dell’anarchico Pinelli. Da notare, oltre ad un ottimo Aldo Moro (Fabrizio Gifuni), la solitudine e il coraggio delle due mogli: Gemma Calabresi (Laura Chiatti) e Licia Pinelli (Michela Cescon) che, pur con poche scene, lasciano il segno donando una profondità umana ad una voragine storica che indossa maschere sinistre e inquietanti.

Ciò che conta in questo film è ciò che narra e quindi si lascia da parte un montaggio più propriamente espressivo a favore di una diegesi comprensibile; siamo distanti, non solo temporalmente, al cinema di denuncia di Elio Petri e Francesco Rosi. Intendiamoci, non è semplice tenere i fili di una vicenda così intricata e Marco Tullio Giordana ce la mette tutta per tenere uniti gli eventi, ma l’impressione è quella di un tentativo di attenersi a verità che il film non ha la forza di affermare con decisione. Una collutazione sentita dall’altra parte del corridoio, una favola raccontata in un commissariato a tarda sera, uno sparo mai udito da una moglie che lava i piatti.

Ma in fondo non è corretto esigere che la verità ci venga proiettata nell’oscurità della sala cinematografica, occorrerebbe prima pretendere che rimbombi nelle sale dei tribunali. E visto che siamo abituati a vedere il sangue sul grande schermo è bene che ci siano dei film come questo a ricordarci che quel sangue talvolta è anche vero. Vero come le diciassette vittime di Piazza Fontana, vero come il Commissario Calabresi, vero come Giuseppe Pinelli.

IL FOTOGRAMMA:

La cinepresa spietata alle spalle della madre di Pinelli mentre entra in ospedale scatenando una migrazione istantanea di camici bianchi.

Didatticamente imprescindibile per l’Italia

Voto: 7 / 10

Anno di produzione: 2012

Casa cinematografica: 01 Distribution

Nazione: Italia

Regia: Marco Tullio Giordana

Cast:  Valerio Mastandrea, Pierfrancesco Favino, Michela Cescon, Laura Chiatti, Fabrizio Gifuni

Cinema dove è stato visionato il film: Cinema Teatro San Massimo – Verona

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