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12 giugno 2012 / bommaraya

Carnage

di Giuliano Fasoli


Se in un salotto ben arredato i padroni di casa vi offriranno una fetta di torta, beh, dopo aver visto Carnage non la mangerete più con la stessa disinvoltura. Vedrete quella fetta ripiena di tutta la volontà di colmare l’ansia di accogliere ed essere accolti, il tentativo di appianare la tensione, sapendo bene che tutti stanno comunque mostrando se stessi in maniera parziale (ovviamente). Con questo film, il ripieno esplode, o per meglio dire, viene rigurgitato, liquefacendosi in tutta la sua maleodorante semplicità.

Roman Polanski torna a muoversi in uno dei suoi inquietanti appartamenti e lo fa partendo da Le Dieu du carnage, una commedia teatrale di Yasmina Reza. Al parco, un ragazzino colpisce con un bastone il volto di un suo coetaneo. Da qui nasce l’incontro chiarificatore e pacificatore tra le due coppie di genitori, Penelope e Michael Longstreet (Jodie Foster, John C. Reilly), Nancy e Alan Cowan (Kate Winslet, Christoph Waltz), le quali finiscono però per frantumare il perbenismo circostanziale, abbracciando perfide e ineluttabili verità antropologiche.

L’accogliente appartamento newyorkese dalle tinte rassicuranti e dalle suppellettili ricercate altro non è che un elegante teatro di posa dove gli attori scivolano progressivamente nell’adorazione del dio del massacro, spazzando via le convenzioni sociali, calando le loro maschere ipocrite, mostrando tutti i lati della loro “civile” e al contempo sadica umanità, in una escalation di violenza alimentata da più fattori come il linguaggio puntiglioso, la vibrazione del cellulare, l’ipocrisia dei tulipani.

I quattro attori sono ottimi, e non potrebbe che essere così, anche in frangenti che richiedono una particolare tensione emotiva, anche nei piccoli gesti che caratterizzano il loro personaggio, rendendo ottimamente la specularità caratteriale delle due coppie.

Il regista polacco c’è e i suoi movimenti si percepiscono: il totale del salotto con l’impercettibile oscillamento dell’inquadratura, sintomo di un equilibrio precario tra i personaggi; la macchina da presa che seziona i legami sociali, isolando sempre di più gli interpreti attraverso primi piani nevrotici e distorti; la costante presenza di specchi che costruiscono scene con incombenti immagini riflesse e dalla personalità molteplice — il tentativo di indagare l’essenza personale da più punti di vista.

Come in Repulsion, Rosmary’s baby e Le Locatair le mura racchiudono paesaggi psicologici intonacati da disagio. Una prigione dalla quale gli attori non riescono a uscire, vorrebbero, ci provano, ma in qualche modo sono attratti fatalmente all’interno, inconsciamente consapevoli del magnetismo che li porta a disvelare la vera natura umana.

Il fotogramma: I Cowan in bagno, il voyeuristico dietro le quinte di una farsa che sta per crollare.

Voto: 8/10

Zoom: sincero, tagliente, massacrante

Anno di produzione: 2011

Casa cinematografica: Medusa

Nazione: Francia, Germania, Polonia, Spagna

Regia: Roman Polanski

Cast:  Jodie Foster, Kate Winslet, Christoph Waltz, John C. Reilly

Cinema dove è stato visionato il film: Cinema Rivoli – Verona

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